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CulturalMente 

Nessuno come noi

L’ultimo libro di Luca Bianchini, “Nessuno come noi” pubblicato da Mondadori, è bellissimo.

La storia si svolge a Torino nel 1987 e i protagonisti sono i ragazzi del Liceo Majorana tra cui spiccano Vince, Cate, Spagna (o Spain) e Romeo.

I quarantenniepassa di oggi, quelli che nel 1987 avevano 15/16 anni, non potranno non ritrovare, nel racconto delle giornate dei protagonisti, la propria adolescenza. Leggere questo libro è letteralmente un tuffo nel passato, nei mitici anni ’80… anni che forse continuiamo a considerare mitici proprio perché, in fondo, lo eravamo noi, belli. Con le nostre insicurezze e con il nostro coraggio, con le nostre paure e con la nostra forza, con le nostre aspettative o con le nostre illusioni (magari con i nostri sogni), con la nostra confusione, sull’amore, sul sesso e sull’amicizia.

È un libro che ci fa ricordare di noi, di quando parlavamo col poster di John Taylor appeso in camera, di quando fissavamo il telefono provando a mandare “influssi telepatici” all’apparecchio in attesa di ricevere quella telefonata, alla nostra compagna di banco, ai nomi impressi sulla Smemo o sullo zaino dell’Invicta, a quelle improbabili camicette coi colli larghi un metro di Cacharel o della Naj-Oleari, ad Anais Anais, il profumo di allora, al Castiglioni Mariotti incorporato nel braccio, alle ripetizioni di greco, ai pomeriggi trascorsi a fare versioni, ad ascoltare musica e a sognare, di diventare “grandi”, più grandi, al sabato pomeriggio, alle vasche in Corso Vittorio Emanuele, a quanto ci sembrassero scemi i paninari in San Babila, quelli col Renegades e con quel loro linguaggio da sfigati (Sfittinzia, gallo di Dio…), anche se abbastanza paninari lo eravamo pure noi, al nostro Vince e al nostro Romeo.

Termini di leggere il libro e non puoi fare altro che andare su Spotify e riascoltare “Lessons in love” dei Level 42 o “With or without you” degli U2, magari anche “Lullaby” dei Cure, “Save a prayer” dei Duran Duran o “Through the barricades” degli Spandau Ballet, “Baby can I hold you” di Tracy Chapman o “Nothing compares to you” di Sinead O’Connor. Ma anche “Scappa con me” di Jovanotti, “Alba Chiara” di Vasco e “Farfallina” di Luca Carboni. O “Your love” di Frankie Knuckles. Musica che agli adolescenti di oggi dirà poco o niente ma che per la mia generazione ha rappresentato, e in fondo continua a rappresentare, molto.

Perché siamo stati noi.

Consiglio a tutti di leggerlo perché è un libro dolce, e vero. Non ti fa sentire propriamente “vecchio” ma ti fa sperare che gli adolescenti di oggi non siano tanto diversi da quelli di allora e che possano vivere quello che hai vissuto tu. E, in fondo, sai di sì.

Antonella Pfeiffer

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