Interviste 

Due chiacchiere con Saturnino detto Satu

Saturnino

 

Non credo che Saturnino abbia bisogno di presentazioni, per lo meno non per chi, come me, ascolta da sempre le canzoni di Jovanotti, ma non solo. Saturnino è considerato, dalla critica più accreditata, uno dei migliori bassisti sulla scena internazionale. È musicista, coautore, produttore discografico e anche Dj. Ha esordito discograficamente come solista nel 1995 con l’album “Testa di basso” in cui, da subito, sono emerse padronanza tecnica e capacità compositiva non comuni. Altri suoi album da solista sono: “Zelig”, il live “SaTOURnino” e “Clima”. Dal 1991 è il bassista di Lorenzo Cherubini (alias Jovanotti) e ha avuto modo di suonare, sia all’estero sia in Italia, con molti altri artisti tra cui Franco Battiato, Michal “Patches” Stewart, Pino Daniele, 883, Max Pezzali, Zero Assoluto, Mario Biondi e Luca Carboni. Questa sera, in occasione del party annuale (ormai un evento per la città di Milano) dell’Istituto Marangoni, celebre scuola di fashion e design, terrà un dj set presso la discoteca Amnesia Club. Siete avvisati.

Che effetto fa essere considerato uno dei migliori bassisti sulla scena internazionale?

Bellissimo perché sono gli altri a dire che io sia bravo. Con Lorenzo (Jovanotti) giro il mondo ed è bello suonare sempre davanti a un pubblico nuovo, mi piace molto ricevere complimenti per il sound puro e mi fa un effetto positivo ma sono e rimango un team player, mi piace lavorare in squadra.

Sei uno strumentista versatile capace di affrontare qualunque stile, dal funky al jazz, dal rock all’hip hop… è vero che ami suonare anche il violino?

Sì, ho iniziato a suonarlo all’età di cinque anni e ho studiato musica classica per sette anni, anzi precisamente Linguaggio della musica. Uno può essere virtuoso quanto vuoi però fondamentale, quello che si percepisce ascoltando musica, è il linguaggio melodico, ritmo e melodia. È la melodia che si ricorda e che crea il desiderio, il sogno.

Oltre ad essere il tuo lavoro, cos’è per te la musica?

La musica abbatte i muri e facilita i rapporti con gli altri. È unione, fratellanza. È, in un certo senso, un passe-partout. Ad esempio, immagina un concerto in uno stadio… hai mai visto qualcuno picchiarsi a un concerto?

A proposito di team player, lavori da tanti anni con Jovanotti…

Sì, dal 1991. Ho fatto otto album con Lorenzo, il nostro è un sodalizio. Fra due anni festeggeremo i venticinque anni di musica insieme.

 

Saturnino palco

 

“Baciami ancora”, colonna sonora del film di Gabriele Muccino, ha vinto il David di Donatello come miglior canzone originale. Una bella soddisfazione, direi.

Immensa soddisfazione. Abbiamo scritto questa canzone a New York, è stato bello perché ho avuto modo di conoscere meglio Gabriele che è una persona che sprigiona un’energia e una generosità pazzesche.

E con Luca Carboni? Qualche giorno fa hai suonato al suo concerto a Firenze.

Un grande. Conosco da tanto tempo anche Luca, esattamente dal 1992. È lui che, all’epoca, aprì a Lorenzo e a me, le porte dei palasport con “Jovanotti-Carboni”. Gli siamo riconoscenti, è un amico. Quest’anno, col tour di “Fisico&Politico” festeggia i trent’anni di carriera e ci ha invitato al Paladozza a Bologna. Stupendo. Poi mi ha chiamato anche per suonare a Milano, all’Arcimboldi e, qualche giorno fa, a Firenze. Mi sono divertito così tanto che, probabilmente, andrò anche a Brescia e a Pavia.

Prima di parlare con te e pensando ai tuoi successi credevo che ti dessi un po’ di arie, invece mi sembra di avere davanti una persona molto umile, una che non si è montata la testa.

Perché mi diverto, nulla di quello che faccio mi costa sacrificio. Vedi, io do importanza al viaggio e non all’arrivo, non solo come musicista ma, soprattutto, come persona. Perché un musicista, prima di tutto, è una persona.

Un’ultima cosa, in questo pezzo vuoi essere chiamato Saturnino Celani o solo Saturnino?

Guarda… mi hanno da poco fatto notare che in America mi chiamano Satu perché molti non riescono a pronunciare interamente il mio nome. Sì, mi piacerebbe essere chiamato Satu perché nella lingua indonesiana significa “numero uno”. Mi piace.

Perfetto, Satu… Ringraziandoti tantissimo per questa intervista e pensando alle tue parole sull’umiltà, vorrei dirti che sei il primo artista che io abbia intervistato finora, che mi ha detto che non vuole leggere il pezzo prima che venga pubblicato. Per una che di mestiere fa anche domande alla gente, ti assicuro, vuol dire molto. Grazie.

Antonella Pfeiffer

 

 

 

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