Interviste 

Alessio Boni si racconta, tra teatro e tv

Alessio Boni OKAlessio Boni

(www.alessioboni.it, Foto di Gianmarco Chieregato)

 

Ce lo vedete voi, Alessio Boni, nei panni di Dio? E in quelli del mitico Ulisse? Bè, se ve lo ricordate con i capelli in aria e con il look scompigliato dell’ornitologo di “Tutti pazzi per amore” preparatevi, perché il bell’attore bergamasco sta per interpretare due ruoli tutt’altro che comuni. Dallo scorso 27 ottobre infatti sta girando l’Italia con lo spettacolo “Il Visitatore”, testo di Eric Schmitt, per la regia di Valerio Binasco. Per chi volesse vederlo dal vivo, nelle vesti del Creatore, lo spettacolo andrà in scena in tutta la Penisola da Nord a Sud fino a febbraio 2014. Per rimanere in Lombardia, dal 6 al 17 Novembre “Il Visitatore” sarà anche a Milano il 26 e 27 dello stesso mese anche a Gallarate.

Cosa ci puoi dire del tuo ruolo?

In questa rappresentazione ho il ruolo di un folle che si crede Dio. Sono la rappresentazione di Dio. Si tratta di uno spettacolo interessante, un viaggio nella contrapposizione tra fede e scienza attraverso un dialogo coinvolgente e attualissimo tra il più ateo di tutti, Freud ( Alessandro Haber ndr) e la proiezione di Dio, che sarei io. Sostanzialmente riproponiamo un quesito trasversale alla civiltà e a chiunque la abiti, una domanda che tutti, anche i più atei convinti, si sono posti almeno una volta nella vita.

Teatro e cinema. A quale dei due non potresti mai rinunciare?

Al teatro. Di certo. Però, in fondo, perché dovrei scegliere? L’attore è il prodotto di un periodo storico e l’attore di oggi ha più scelte rispetto a quello di una volta. Questo mestiere dà sempre una soddisfazione enorme anche se a volte ti ritrovi a vedere un tuo film al cinema, come uno spettatore qualunque, che neanche se le ricorda certe scene!

Per tutti gli amanti del piccolo schermo, nelle prossime settimane tornerai anche in televisione con una serie per la RAI. In onda nel prossimo inverno, “Odysseus” è una serie internazionale in cui interpreti Ulisse, accanto alla bella Caterina Murino che è invece Penelope. Com’è stato interpretare un ruolo così imponente?

Il personaggio di Ulisse mi era rimasto impresso dai tempi della scuola. Ma la sceneggiatura che mi è stata proposta si distacca molto dalla versione originale tanto che i classicisti, molto probabilmente, la odieranno. Io invece l’ho amata fin da subito proprio per aver proposto una lettura diversa. Si vedrà un Ulisse lontano dall’immaginario comune, un personaggio vendicativo, diffidente. Perfino il finale sarà una novità. Cambiare una storia conosciuta mi intriga, mi affascina.

La serie è stata girata in Francia con attori da tutto il mondo. Cosa ne pensano gli attori stranieri dell’Italia di oggi?

I miei colleghi stranieri ci prendono in giro. Commentano la nostra situazione politica e ci beffeggiano. Ma dura poco, lo assicuro. Parlano delle vicende governative e poi subito si ricordano che in fondo noi siamo i figli dei figli dei figli di Dante, di Giotto, di Piero della Francesca, di Fellini, di De Sica. Insomma, la nostra cultura vince. Non vince l’Italia della mozzarella, della pizza, del mandolino, per intenderci. Ma vince l’enorme cultura che ha intriso la nostra storia.

A parlare di estero, tu dall’Italia (o meglio da Sarnico, il paesino sul lago d’Iseo dove sei nato e cresciuto) sei scappato per andare a fare la gavetta negli Stati Uniti. Cosa ne pensi dei tanti giovani che vanno all’estero?

I giovani devono andare, devono sperimentare, mettersi in gioco, uscire dai propri confini per forgiarsi. Siamo cittadini del mondo ormai!

E tu perché hai abbandonato il tuo paese natale, Sarnico, e il lago d’Iseo?

Devo dire che ci torno ogni tanto, soprattutto d’estate, per vedere i miei genitori e la mia famiglia. Però ormai vivo in Toscana, in mezzo alla natura, vicino alle montagne e ad un passo da Piero della Francesca. Il mio paese mi stava stretto, non potevo proprio fare il piastrellista per continuare la strada di mio padre. Sono andato negli Stati Uniti, poi mi sono trasferito a Roma per studiare recitazione ed ora non mi fermo, sono sempre in viaggio, in movimento.

Anche nel mondo del cinema si è sentita la crisi?

Come no! Sono cambiate molte cose. Le sceneggiature, le idee, gli spostamenti ormai ridotti all’osso e anche le tematiche, molto più introspettive. Però va anche detto che questi momenti storici così importanti tirano fuori film potenti, graffianti.

Della condizione delle donne in Italia, che ne pensi?

Ma davvero siamo ancora qui a parlare di differenze tra uomo e donna? È incredibile. Si assiste ad un involgarimento, ad un imbarbarimento della figura della donna che ha dell’incredibile. Nel cinema non esistono disparità di genere. Devo ammettere che c’è stata una concentrazione di protagonisti maschili, anziché femminili, al centro di molte rappresentazioni ma questo processo sta cambiando e sono felice che anche la RAI si stia facendo portatore di questa istanza di cambiamento. Non dobbiamo sottovalutare l’importanza che la televisione e i mass media hanno sulla formazione della cultura e della coscienza, in particolare, nei bambini.

 

Sara Venchiarutti

 

 

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