Baby&Kids 

Bambini davanti alla TV

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAImmagine di Emanuela Beretta

In Italia, i bambini in età prescolare guardano la televisione in media due ore e mezzo al giorno. Spesso, i genitori quando sono troppo impegnati o stanchi, utilizzano la TV come baby-sitter per tenere tranquilli i figli. Questa compagnia virtuale è dannosa per i nostri bambini?

Se certamente vietare del tutto la televisione, può rivelarsi controproducente, perché il bambino si sentirà tagliato fuori nel dialogo con i coetanei, occorre evitare l’eccesso e la mancanza di controllo. Innanzi tutto bisogna valutare il tipo di programma. Alcuni sono studiati appositamente e possono favorire la fantasia, l’interazione e trasmettere dei buoni valori, a patto però che il tempo trascorso davanti alla televisione non sia eccessivo.

Mezz’ora davanti al piccolo schermo è sufficiente per un bambino di tre anni, mentre i più grandicelli potranno restarvi fino a un’ora/un’ora e mezza.

Per catturare l’attenzione dei bambini, un buon programma non dovrebbe mai durare più di quindici minuti, avere pochi personaggi e ripetere più volte gli stessi concetti semplici con ritmi lenti, in modo da essere vicini alla psicologia e al linguaggio del bambino.

La televisione fornisce un divertimento passivo, dove l’interazione, quando c’è, è ridotta al minimo. Nonostante i contenuti dei programmi possano essere interessanti, è proprio la passività a essere dannosa all’intelligenza dei nostri figli, alla loro creatività e immaginazione.

Dedicare del tempo a guardare la televisione insieme ai bambini può essere costruttivo. Si condividono momenti piacevoli e rilassanti, si parla di ciò che li diverte o che li spaventa e si può restare sorpresi da come un bambino possa dare un’interpretazione tutta sua di ciò che vede. Parliamo ai bambini di quello che stanno guardando chiedendo i loro gusti, pareri o interrogativi.

Controllare sempre il programma in visione è fondamentale perché molti di quelli considerati per bambini o ragazzi sono pieni di violenza.

I bambini emulano gli eroi televisivi, il che li porta a rischiare anche fisicamente perché un bambino, soprattutto piccolo, non ha la completa percezione della differenza tra realtà e finzione. Se l’adulto conosce e ha già valutato un cartone, tuttavia, nulla vieta che il bambino lo guardi da solo.

Vietato tenere la televisione accesa durante i pasti, disturberebbe questo momento di piacevole ritrovo e interazione per tutta la famiglia. È vero che mangiare ogni tanto davanti alla televisione può essere piacevole ma non deve diventare un’abitudine o uno stratagemma per invogliare i bambini a mangiare.

TV spenta anche quando il bambino fa i compiti, inutile dire che sarebbe una distrazione di non poco conto.

Meglio evitare film dell’orrore e trasmissioni con scene di violenza.

La Tv non è né un premio né un castigo. Non attribuiamole un valore morale che non ha.

Promuovere sempre, se possibile, attività alternative, incoraggiando il bambino ad esempio a leggere un buon libro, incontrare gli amici al parco giochi o praticare uno sport. Invogliamolo a giochi che stimolino la sua fantasia magari coinvolgendo proprio i personaggi dei suoi cartoni preferiti. Li possono disegnare, costruire o renderli protagonisti di nuove storie inventate personalmente.

Oltre alla qualità, educativa o ludica, dei programmi, sarebbe bene verificare che la posizione dell’apparecchio sia centrale rispetto a chi guarda. Lo schermo non deve avere riflessi e l’immagine deve essere poco contrastata. È opportuno tenere una luce dietro e sopra il televisore, evitando così che la stanza sia completamente buia. Il volume del suono non deve essere troppo intenso.

Da ricordare che in Italia si è creato un “Codice di Autoregolamentazione TV” a cui hanno aderito le principali aziende televisive nazionali. Tra i principi indicati nel testo: migliorare la qualità delle trasmissioni televisive destinate ai bambini, educare i bambini a una corretta e adeguata alfabetizzazione televisiva, sensibilizzare il pubblico a particolari problemi come quello dell’handicap, del disadattamento sociale, ecc., in maniera tale da aiutare e non ferire le esigenze dei bambini che si trovano in queste situazioni.

 

Emanuela Beretta

 

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